FIAT CMASA R.S.14

cliccare sulla foto per ingrandire

Il Fiat R.S.14, denominato anche Fiat CMASA R.S.14, era un idrovolante a galleggianti bimotore da ricognizione marittima a lungo raggio, progettato dall’azienda italiana FIAT e prodotto negli stabilimenti dalla CMASA di Marina di Pisa negli anni quaranta.

Storia
Nel 1937 la Regia Marina emise una specifica per la fornitura di un ricognitore marittimo strategico a lungo raggio per sostituire l’ormai anziano CANT Z.501 e da affiancare al più recente CANT Z.506. Le caratteristiche richieste erano di raggiungere e mantenere la velocità di almeno 300 km/h con possibilità di raggiungere i 350 km/h in caso di necessità.

La FIAT affidò il progetto a due ingegneri progettisti Manlio Stiavelli e Lucio Lazzarino i quali realizzarono un velivolo dotato di struttura interamente metallica al quale venne assegnato la denominazione R.S.14 [1](Ricognitore Stiavelli). La configurazione era monoplana bimotore, con l’ala bassa a sbalzo e fusoliera dotata anteriormente di un muso vetrato che terminava in un impennaggio di coda tradizionale monoderiva. Il galleggiamento era affidato a due robusti galleggianti metallici collegati sotto le due semiali alle gondole motore e la fusoliera tramite una serie di altrettanto robusti montanti e tiranti.

Per la costruzione ci si affidò all’esperienza decennale maturata in campo nautico dalla CMASA di Marina di Pisa, già produttrice degli idrovolanti civili interamente metallici Dornier Wal e che era stata recentemente assorbita dall’azienda torinese.

Il primo prototipo prese il volo nel maggio 1939 fornendo delle ottime prestazioni in termini di maneggevolezza e velocità massima raggiungendo i 406 km/h, ben superiore alle specifiche richieste. Purtroppo venne riscontrata anche una cronica tendenza al cedimento dei montanti collegati ai galleggianti che causò diversi incidenti in fase di ammaraggio con un conseguente notevole ritardo nella messa a punto. Questo costrinse l’avvio alla produzione in serie solamente due anni più tardi con la consegna ai reparti dislocati nel sud Italia verso la fine del 1941 ed il 1942.

I compiti ad esso assegnati erano limitati alla ricognizione marittima a lungo raggio, alla scorta convogli e a compiti di guerra anti-sommergibile, mentre si rivelarono poco adatti alle missioni di ricerca e salvataggio a causa di una difficoltosa capacità di galleggiamento specie in presenza di mare grosso.

Gli R.S.14 restarono in forza alla Regia sino all’Operazione Husky del 1943 quando le truppe alleate cominciarono la conquista del territorio italiano sbarcando in sicilia e risalendo la penisola verso nord. Per evitare che i velivoli cadessero in mano nemica molti R.S.14 vennero danneggiati prima della ritirata italiana. I velivoli sopravvissuti vennero utilizzati dall’Aeronautica Cobelligerante Italiana, l’aeronautica interforze creata dopo l’armistizio di Cassibile fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Con la fine del conflitto l’esigenza di rifondare una flotta aerea militare portò alla fondazione dell’Aeronautica Militare nella quale confluirono gli ultimi esemplari sopravvissuti e che rimasero in servizio fino ai primi anni cinquanta

Versioni
R.S.14: versione idrovolante realizzata in 2 prototipi e 186 esemplari di serie R.S.14
R.S.14B
R.S.14C
A.S.14: prototipo dotato di tradizionale carrello d’atterraggio in luogo dei due galleggianti, realizzato in un esemplare

WIKIPEDIA

Questa voce è stata pubblicata in Aerei. Contrassegna il permalink.